Stella Jean: da grandi crisi nascono grandi progetti

Modella, poi pittrice, italiana di madre haitiana, giovane stilista consacrata da Giorgio Armani, Stella Jean è la più autorevole rappresentante della nuova moda italiana, anche e soprattutto all’estero. Grazie al meltin’ pot del suo dna è riuscita a miscelare perfettamente lo stile italiano con le influenze etniche ricevute durante i continui viaggi all’estero.

Illustre rappresentante di uno stile che non si limita a “rubare” ispirazione dai paesi in via di sviluppo, ma che, con diverse iniziative, fa dell’etica una sua caratteristica imprescindibile, Stella Jean è un’ottimo esempio di imprenditoria globale, l’abbiamo incontrata.

Dopo anni di crisi economica possiamo guardare al futuro con ottimismo? Il 2015 sarà l’anno dell’inversione di rotta?
E’ complesso per me dare una risposta tecnica, da analista, ma penso che iniziare a crederci sia in assoluto uno dei primi step necessari per cambiare successivamente il corso degli eventi.
Non aspettiamo che le cose cambino da sé, iniziamo a crederci e mettiamoci all’opera, noi per primi.

Qual è l’insegnamento più significativo che possiamo raccogliere dalla crisi economica che abbiamo vissuto?
La crisi di per sé determina la formazione di spazi, spazi liberi all’interno dei quali possiamo decidere di mettere in atto ciò che vogliamo. Da grandi crisi sono spesso nate grandi cose, dunque se riusciamo a cogliere la chance che, in un certo senso, scaturisce da queste situazioni, possiamo cercare di ottimizzare e sfruttare a nostro favore un momento che altrimenti sarebbe visto solo in chiave drammatica e negativa.

Che ruolo hanno le banche nel sostegno alle imprese del fashion?
Abbiamo bisogno, anche perché questo fa parte della tradizione italiana, di mecenati. E se questi arrivano sotto forma di gruppi bancari, ben venga. C’è assolutamente bisogno di un ponte tra la parte creativa, che offre il designer, e il sostegno finanziario.

 

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Come nasce un’idea imprenditoriale vincente?
Penso sia necessario un mix virtuoso di visione, capacità di esecuzione, lavoro in team e sostegno economico, ingredienti indispensabili per rendere vincente un’idea e stimolare l’imprenditorialità facendo sì che questa possa tradursi sia in un’opportunità lavorativa individuale che in una chance per il sistema “paese”.
Un’idea forte, dal punto di vista creativo, non basta infatti a se stessa se non è sostenuta da fondi, imprescindibili per dare concretezza, e da una struttura “adulta”.

Quanto è strategico coltivare i talenti nelle aziende? Sono un driver importante per un cambio di passo del nostro paese?
E’ un passaggio estremamente importante, ma bisogna ricordarsi che vicino alle nuove leve, soprattutto per chi ha una tradizione come quella italiana, sono necessarie le pietre miliari, nel mio caso, della moda italiana. E’ bene dunque dare una chance ai nuovi designer, ma ciò che è indispensabile è la presenza di un ponte tra la grande generazione storica e quella presente, entrambe necessarie alla formazione di quella futura.

Quali sono i settori leader in Italia per innovazione e gestione dei talenti?
Moda e design.

Cosa le rimane dentro dal forte impegno su progetti ecosolidali?
E’ indubbiamente qualcosa che stravolge l’essere e il sentire, qualcosa che va oltre una qualsiasi sfera tangibile della vita, toccando tasti più profondi. E’ un’esperienza che, se vissuta con intensità, cambia totalmente il punto di vista. E ciò di cui abbiamo fortemente bisogno in questo momento, è proprio una pluralità di punti di vista.

Quali fattori possono risultare determinanti per incrementare il grado di competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali?
Senza dubbio favorire il ponte generazionale e una forte ricerca dal punto di vista internazionale, rimanendo però sempre saldamente legati alle proprie tradizioni. Proprio questo può fare la differenza e generare innovazione. Il passato da una parte e la ricerca dall’altra, presi singolarmente non bastano a sé stessi. E’ il connubio tra questi due elementi, in una formula che già fa parte della tradizione italiana, a renderla vincente.

Cosa può fare la politica per aiutare le aziende?
Innanzitutto cercare di raggiungere una maggiore immedesimazione ed empatia con i problemi del paese. Va bene sì elencare tutte le problematiche che abbiamo, ma una volta enunciate, bisogna iniziare ad agire per risolverle. Penso però che questo sia difficile quando si è così lontano dal popolo e dalla sua reale vita quotidiana.

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