Sono Steve Robot, il tuo nuovo Financial Advisor. Piacere di conoscerti.

La presenza dei robot nella società e nell’economia sta avendo un’accelerazione negli ultimi anni. Ora gli automi si affacciano sul mondo della finanza e delle banche, sia nella loro incarnazione fisica, cui viene affidata l’accoglienza clienti nelle filiali delle banche giapponesi, che in quella eterea dei robot advisor. Una panoramica preliminare su un tema che verrà seguito con attenzione dalla nostra newsletter.

Chi non è stato affascinato dal mondo dei robot, da Rosie, la cameriera della famiglia Jetson, i Pronipoti, da David, il bambino di AI Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg, da Eve il robottino che scende da cielo e si innamora di WALL’E e da Samantha la voce del computer protagonista del film Her. Affascinato e scosso allo stesso momento. In bilico tra la sensazione di meraviglia davanti al potere Steve Robotdella tecnologia e di timore verso un mondo dove l’uomo sarà meno protagonista e sempre più vittima di ciò che ha creato. E mentre pensiamo che per ora siamo salvi e questo dilemma dovranno sbrigarselo le generazioni future, la tecnologia e l’intelligenza artificiale continuano sempre più ad entrare nel nostro mondo, sia in quello privato che professionale. E non solo nell’industria, nella manifattura e nell’esplorazione spaziale, ma recentemente anche nei mondi in cui apparentemente l’essere umano è insostituibile.
Secondo un rapporto di qualche tempo fa della Oxford Martin School in merito all’impatto della tecnologia sul futuro, i lavori che potranno facilmente essere computerizzati sono: il cassiere, il funzionario dei prestiti, erogatore di mutui, l’impiegato delle assicurazioni, colui che gestisce i reclami, il revisore contabile e quello fiscale. Il punto critico da affrontare e superare è la protezione dei software e la sicurezza e la privacy dei dati. Come si vede, la percentuale di lavori “di concetto” è molto elevata.
Quando si pensa ai robot si pensa a quelli industriali, apparentemente poco più che braccia meccaniche, e quelli antropomorfi, come gli esempi di fantasia citati all’inizio. In effetti alcune istituzioni finanziarie hanno iniziato ad usare i robot fisici nelle filiali bancarie.
L’estremo oriente è all’avanguardia nel loro utilizzo, come in tutta la robotica antropomorfa e zoomorfa. La Bank of Tokio – Mitsubishi UFJ ha fatto un primo passo verso l’assunzione di personale non-umano.
Il robot si chiama Nao, è alto 58 cm e pesante 5.4 kg, ha 12 ore di autonomia e costa circa 8.000 dollari. Sviluppato dalla società francese Aldebaran Robotics, parte del Gruppo Softbank, la più grande software house giapponese, parla 19 lingue. Può ricordare le informazioni di dettaglio di più di 5.5 milioni di clienti e di 100 differenti prodotti finanziari. Il suo compito è quello di accogliere il cliente all’ingresso nella filiale, valutare le sue necessità e indirizzarlo verso la persona dello staff più indicata a rispondere alle sue esigenze.
L’esperimento ha portato positivi risultati così la concorrente Mizuho Bank, ha subito pensato di imitare la cosa e adottare Pepper, un altro prodotto di Aldebaran. La sua altezza è doppia rispetto al suo fratello minore, ma il costo è veramente ridotto: 1.600 dollari. La cosa 8170183457_de1e3d6e42_kincredibile di questi robot è che possono capire, riconoscere i sentimenti delle persone e soprattutto riescono ad imitarli. Si comprende quindi che dalle banche si stano espandendo verso ambienti di interazione con il pubblico ancora meno strutturati. Softbank ha appena acquisito una commessa da Nestlè per 1000 macchine da piazzare nei flagship store dei suoi brand in tutto l’est asiatico.
A scanso di sorprese, però, i primi robot che un utente di servizi finanziari ha la maggiore probabilità di incontrare in occidente non hanno un “corpo” visibile. Sono fatti completamente di software.
Di cosa stiamo parlando? dei robot-advisor. Consulenti finanziari digitali che, prima di tutto, raccolgono informazioni sull’investitore per profilarlo per poi proporgli, basandosi su algoritmi di risk management e asset allocation, un portafoglio di investimento ottimizzato quasi sempre costituito da ETF, i fondi quotati, e, successivamente, nel tempo ne curano il mantenimento e il ribilanciamento.
Alla base stanno le tecnologie, sviluppate a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, dei Programmi a Sistema Esperto che riproducono le prestazioni di una o più persone esperte in un determinato campo grazie ad una completa banca dati e un sistema di regole logiche e algoritmi specifici.
È da queste informazioni e da questi metodi che nascono i vantaggi dei Robot-Advisors.
La spinta all’adozione da parte delle istituzioni finanziarie è di due tipi, economica e di efficienza. Da un’analisi della società di ricerca inglese Cognizant emerge che l’utilizzo dei robot advisors permette una riduzione delle spese operative. Il 26% delle banche che ha adottato questo sistema, ha avuto una riduzione dei costi del 15% nell’ultimo anno e le previsioni sono del 55% per i prossimi tre. Altri aspetti rilevati dello studio sono stati: la riduzione degli errori, una migliore e più veloce gestione delle attività, una più efficace e precisa standardizzazione del flusso di lavoro, una capacità di fornire un volume di dati significativamente superiore. Tutte migliorie che hanno avuto come risultato una maggiore capacità di problem solving, una maggiore produttività e risultati di business migliori.
Il fenomeno dei Robot Advisors è esploso dapprima negli Stati Uniti come servizio per la generazione dei Millenials – i nati tra il 1980 e il 2000 – e poi si è rivolto ad attirare le generazioni abituate alla relazione fisica, man mano che la loro confidenza con i media digitali aumenta. Il fenomeno è in rapida crescita e diversi fondi di Private Equity e le grandi Venture Capitalist americane stanno investendo in questo business. La Schroders ha acquistato quote della Nutmeg, mentre Charles Schwab ha lanciato gli Schwab Intelligent Portfolios.
Da uno studio condotto da PWC e Professione Finanza emerge che nel 2014 i Robot in USA hanno gestito 19 miliardi di dollari con una crescita del 65% delle masse in appena 9 mesi. Il fenomeno è poi approdato anche in Europa, e in Italia, con la neo nata Money Farm (da pochi giorni rifinanziata da Cabot Square Capital e United Ventures per 16 milioni di euro).
Gli scenari che si stanno verificando e profilando in questo momento intorno al fenomeno dei Robot Advisors sono tre: il primo è l’apertura dell’industria del risparmio, delle banche e di società di gestione patrimoniale a questo servizio – oltre a quelle sopra riportate sono Wealthfront, Vanguard e TD Ameritrade. Il secondo approccio è l’affiancamento alla consulenza tradizionale dei sistemi di supporto tecnologico. Strategia adottata da Fidelity e Betterment per cui i consulenti della prima utilizzeranno la piattaforma della seconda. Terza soluzione è, invece, affiancare ai servizi robotizzati di investimento, altri servizi automatizzati come la pianificazione finanziaria.

1024px-IBM_WatsonIBM ha lanciato Watson, un consulente finanziario in chat, basato sul supercomputer parallelo dallo stesso nome. La piattaforma è progettata per essere utilizzata da banche e istituti finanziari per i servizi di customer service e per la gestione patrimoniale.
Questo servizio offerto da IBM si basa sulla convinzione di poter avvicinare il pubblico generico e meno propenso, alla gestione patrimoniale. Partendo dall’esperienza dei consulenti patrimoniali si crea una base di regole e di dati. Si costruisce un sistema che agisce su larga scala, tale per cui le persone possono interagire con il sistema e ottenere le prime risposte sulla gestione patrimoniale assistita, avvicinandosi in modo semplice ed immediato a questi servizi. La banca di sviluppo Singapore DBS, così come la banca australiana ANZ stanno già sviluppando questo servizio con Watson. Genesys propone lo stesso servizio utilizzando non solo l’AI ma anche un robottino, che è una vecchia conoscenza, Pepper.

La Barclays, da parte sua, ha annunciato di essere prossima all’utilizzo della tecnologia robot per effettuare trasferimenti di denaro e di eseguire altre attività finanziarie semplice, utilizzando come interfaccia un sistema di intelligenza artificiale simile ad Apple Siri in modo che le persone saranno in grado, parlando con un dispositivo, di ricevere le informazioni o di eseguire le transizioni che richiedono.

C’è chi può pensare che è tutto bello finchè la borsa va bene ma obiettare: se la borsa perde una quota non indifferente per qualche giorno di seguito, come fanno i robot advisors a gestire una crisi? Non rispondono al telefono e non stanno a sentire le preoccupazioni degli utenti calmandoli, questo non lo fanno ma se programmati per farlo mandano comunicazioni calibrate che tranquillizzano. È successo ad esempio alla fine di agosto dell’anno corrente quanto la borsa ha perso circa il 10% in tre giorni. La Betterment, che ha circa 105.000 clienti serviti da robot advisor, non ha mandato messaggi particolari ma sul suo sito campeggiava questo messaggio: «i mercati a volte cadono ed è assolutamente normale». Non ci sono state chiusure di conti, anzi sembra che i depositi siano addirittura aumentati. Altro approccio quello della Wealthfront che gestisce una massa di 2,6 miliardi di dollari per 38mila clienti. Il venerdì precedente all’inizio del “panic selling”, quando già si sentivano i primi scricchiolii, la società ha mandato una mail a tutti i clienti del seguente tenore: spesso i clienti in fasi turbolente di mercato si chiedono cosa fare, la risposta è semplice: non bisogna fare assolutamente nulla perché, il bello di investire in un portafoglio diversificato di fondi è che non bisogna preoccuparsi delle performance giornaliere: cercare di seguire i mercati giorno per giorno è proprio quello che ha portato una vasta maggioranza di investitori, anche professionali, a sottoperformare nel lungo termine. Che, da un punto di vista delle buone pratiche di trading, non fa una piega.

E in Italia ? Nonostante esistano esempi di robot advisor, come la già citata Money Farm, gli italiani sembrano ancora lontani da questa concezione di utilizzo dei robot e sembra non siano pronti per abbandonare il contatto diretto con le persone.
Di seguito riportiamo i dati riassuntivi di una ricerca redatta da PwC in Italia:
• Il 29% degli intervistati non ha mai sentito la parola Robo-Advisor; e solo il 3,8% si ritiene molto informato sul tema.
• Il 96% dei consulenti coinvolti ritiene che meno di 1/10 dei propri clienti utilizzi già una piattaforma di Robo-Advisory
• Il 72% dei rispondenti pensa che la capacità di creare un rapporto di fiducia stabile e duraturo sia la più importante caratteristica relazionale del consulente.
• Il 63% del campione pensa che un Robo-Advisor non possa performare meglio di un consulente in termini di rendimento.
• 4 consulenti su 10 ritengono che gli Advisor robotici possano sottrarre solo marginalmente quote di clientela.
• Il 43% dei consulenti ritiene che la piattaforma virtuale possa essere uno strumento utile per trarre spunto nelle scelte di investimento.
• Il 70,8% considera l’Advisor robotico come un possibile supporto, mentre il 29,2% lo considera poco, parzialmente o per niente utile.
• Il 51% degli intervistati pensa che il consulente robotico non sia comunque in grado di diminuire l’emotività nelle scelte di investimento.

In conclusione ci viene da dire, riportando le opinioni degli esperti, che la sostituzione degli Human-Advisors con i Robot-Advisors non avverrà mai in modo completo. Ci sarà sempre e comunque il bisogno di avere un diretto rapporto tra clienti e consulenti finanziari, soprattutto per soddisfare le esigenze più sofisticate. Sarà però necessario che le banche e i sistemi finanziari accettino e trovino il modo convivere a utilizzare a proprio favore i servizi offerti dall’intelligenza artificiale.