Si avvicina il prossimo passo di EMIR, mentre continuano problemi con il primo

Ad agosto scatta l’obbligo a sensi della regolamentazione EMIR di comunicare giornalmente  ai repositories la valorizzazione dei prodotti derivati detenuti a portafoglio dagli operatori finanziari. L’obbligo riguarda tutti i derivati sia quelli trattati in mercati di borsa o assimilati che quelli OTC e comprende anche la comunicazione del collaterale scambiato (cash, asset finanziari). Intanto, continuano i problemi con il precedente livello di reporting, entrato in vigore lo scorso febbraio, che prevedeva solo l’indicazione della controparte, della transazione e dello strumento scambiato: dal 10 al 30 per cento delle segnalazioni sono errate e devono essere corrette manualmente dagli operatori.

Stock market graph

Prosegue a passi successivi l’entrata in vigore della normativa EMIR (European Market Infrastructure Regulation), che riguarda circa 100.000 operatori finanziari ed un numero molto più alto di operatori economici che in un modo o nell’altro utilizzano prodotti derivati. Dal 12 agosto le controparti di un derivato soggetto alla normativa EMIR dovranno necessariamente segnalare talune informazioni inerenti al la valorizzazione giornaliera del derivato , sia esso OTC (Over-The-Counter) o ETD (Exchange-Traded Derivatives), al collaterale scambiato tra le parti e alla relativa valorizzazione. La valorizzazione verrà effettuata con il metodo mark-to-market, ossia al valore di mercato in quel momento, sia dello strumento derivato che degli strumenti utilizzati come collaterale diversi dal contante (bond, azioni, altri derivati, commercial paper, etc.). Giova ricordare che l’inserimento in bilancio e nei report trimestrali di strumenti a portafoglio valorizzati non al valore di mercato aveva contribuito non poco a non far scattare in tempo l’allarme sul reale stato patrimoniale di molti operatori ai tempi della crisi del 2008-2009.

Mentre gli operatori si attrezzano per questo passo, che è importante in sé ma anche perché prelude ai prossimi, che prevedono il clearing obbligatori per i derivati OTC standard e poi criteri molto rigorosi per la collaterizzazione dei derivati non standard non soggetti a clearing obbligatorio, continuano i problemi con il primo livello di reportistica, entrato in vigore a febbraio. Dal 12 febbraio tutte le transazioni relative a derivati OTC (per la stragrande maggioranza swap) vanno riportati dagli operatori in un formato che comprende l’identificativo della controparte, un identificativo della transazione e il tipo di strumenti scambiato. Il problema sorge dal fatto che a norma EMIR entrambe le controparti devono comunicare la transazione al repository. Risultato: una percentuale variabile dal 10 al 30 per cento delle segnalazioni vengono rifiutate dai repository perché non coincidono e gli operatori devono prima capire cosa c’è di sbagliato e poi intervenire a mano. Ai “vecchi” della Borsa questo ricorderà quello che si faceva con il procedimento di riscontro e rettifica, ma ora la situazione è enormemente più complicata, anche perché la stragrande maggioranza degli operatori in gioco, che al 60 per cento sono fondi, non possiede una struttura interna per la reportistica EMIR.

Gli errori possono essere a tutti i livelli. Risultano non coincidenti a volte i LEI (Legal Entity Identifier), gli identificativo univoci di controparte di cui abbiamo parlato nello scorso numero di MdG, altre volte gli UTI (Unique Trade Identifier) e infine anche gli identificativi del tipo di strumento. Su quest’ultimo si sta lavorando a lungo termine con la proposta di standard FIBO, di cui parliamo in altro articolo. . Un cambio in corsa della normativa, sulla scorta della Dodd-Frank USA che elimina il problema alla radice obbligando solo il venditore ad inviare la segnalazione della transazione, non è nemmeno pensabile. Per il resto, si tratterà per gli operatori di scalare una curva di apprendimento fino a ridurre le incongruenze a livelli accettabili. Possibilmente in fretta, perché a partire dai prossimi passi incongruenze nella segnalazione potranno avere conseguenze anche a livello operativo.