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Affari & Finanza, 29/05/2017. Bertoluzzo e la sfida di CartaSi “Vinceremo la guerra al contante”
Intervista all’ amministratore delegato del gruppo icbpi: “la quotazione in borsa ci sarà ma più avanti. i fondi nostri azionisti hanno già investito in italia 5 miliardi, a settembre vareremo il nuovo piano industriale”
Milano L’ investimento più grande che in qusti anni i private equity esteri hanno fatto in Italia è quello sul leader tricolore dei sistemi di pagamento. Advent, Bain Capital e Clessidra hanno puntato una fiches da 5 miliardi su Icbpi – CartaSi, perché l’ Italia quanto a sistemi di pagamento alternativi al contante è uno dei Paesi più arretrati, tanto che figura in fondo a una lista europea schiacciata tra l’ Ungheria e la Bulgaria. Solo il cittadino russo utilizza più contanti dell’ italiano medio, un primato al contrario dato che siamo la seconda peggiore economia in Europa quanto a rapporto tra banconote e Pil (l’ 11,2% contro una media europea del 9,7%) e la 25esima al mondo dietro perfino al Gambia, il Tajikistan e il Congo. «Ma lei lo sa che il costo orario per contare 40 monetine da un centesimo é 50 centesimi? esordisce Paolo Bertoluzzo – ex numero uno di Vodafone Italia prima e neo amministratore delegato di Icbpi e CartaSi- quando me l’ hanno detto sono rimasto basito». Non c’ è da stupirsi quindi se nella manovra si punta a eliminare gli spiccioli da uno e due cent. A differenza di quello che si pensa, la grande diffusione del contante costa al contribuente italiano più dei servizi di una carta di credito aurea: secondo una ricerca di Ambrosetti il costo complessivo del contante in Italia ammonta a 10 miliardi l’ anno (lo 0,53% del Pil contro una media Ue dello 0,46%). Allineandoci alla media degli altri grandi Paesi (lo 0,46%) si riuscirebbe a risparmiare 1,5 miliardi l’ anno. Di questi, secondo Banca d’ Italia, 8 miliardi vengono impegnati solo per la gestione, che vuol dire 133 euro pro capite contro gli 11 euro delle carte di credito. «L’ innovazione tecnologica renderà più facili, veloci e sicure le transazioni – precisa Bertoluzzo – già oggi grazie ai Pos contactless (ovvero quelli che per le piccole transazioni non richiedono nemmeno la firma dello scontrino, ndr ) sta accelerando l’ utilizzo delle nuove carte di credito». L’ Italia ha imposto per legge a tutti gli esercenti di avere un Pos. Progressivamente verranno sostituiti i vecchi apparecchi, più lenti e farraginosi. «Quante volte vai a pagare con la carta e l’ attesa è estremamente lunga- ricorda Bertoluzzo – e questo perchè da noi moltissimi Pos sono ancora collegati alle vecchie linee telefoniche». Come spesso avviene nel nostro Paese, che per sua natura pare essere refrattario alla tecnologia, quando una nuova invenzione diventa di moda, poi però la crescita è pervasiva. Così i pagamenti digitali, dove la penetrazione è al 17%, contro il 75% del Nord Europa, il 60% dell’ Inghilterra, il 45% della Francia e il 34% della media Ue, ma che stando alle statistiche vanno accelerando anno su anno. E proprio puntando sull’ innovazione tecnologica il gruppo Icbpi che ancora realizza quasi due terzi del suo fatturato da CartaSi, sta cercando di diversificare l’ offerta di servizi per crescere più velocemente. «Il fintech è un industria di servizi e tecnologia – spiega Bertoluzzo- e come tutte le aziende che offrono un servizio, gli investimenti e l’ innovazione sono imprescindibili per crescere. Questo per noi resta un tema centrale della strategia per supportare le nostre banche partner». Intanto nel 2016 gli investimenti sono cresciuti del 34%, e nonostante la crisi che di certo non agevola le transazioni e gli acquisti, Icbpi ha registrato un fatturato in crescita dell’ 1,1% a 688,5 milioni (ma +4,4% i ricavi da servizi), un margine lordo in aumento del 13,2% a 227,3 milioni, profitti in accelerazione a 104 milioni (+14,9%) e pari al 15% del fatturato. «Quest’ anno saremo concentrati anche nell’ integrare le acquisizioni avviate nel 2016 – ricorda Bertoluzzo – e in particolare quella di Bassilichi, ma anche delle attività di accettazione dei pagamenti messe in vendita da Mps e Deutsche Bank». Acquisizioni per le quali, insieme ai fondi che hanno rilevato Setefi da Banca Intesa, sono stati investiti circa 2 miliardi e che entreranno a pieno regime e faranno ripercuotere i loro effetti positivi sui conti a partire dal 2017. Ma Icbpi non esclude neppure la possibilità di continuare a crescere per linee esterne. «Stiamo investendo molto – precisa Bertoluzzo – ma rimaniamo aperti a valutare altre acquisizioni di valore in linea con quanto già fatto finora ». Bertoluzzo, dopo aver completato la sua squadra assumendo top manager con diverse professionalità nel settore bancario e delle tecnologie, come il cfo Bernardo Migrone (ex cfo di Uncredit e Mps), il capo della tecnologia Giuseppe Dallona (con una simile esperienza in Poste), il capo degli affari societari Saverio Tridico (ex Vodafone), sta lavorando sugli obiettivi fissati nel piano industriale e, anche se in questo non ci sono riferimenti, si prepara allo sbarco in Borsa. «La quotazione è un obiettivo di medio e lungo termine – ricorda Bertoluzzo – ma sinceramente non abbiamo nessuna fretta di anticipare il processo, abbiamo ancora molto da fare per lavorare allo sviluppo dell’ azienda e del mercato insieme alle nostre banche partner». Nel nuovo piano industriale, invece, è certamente previsto il rebranding del gruppo e dei servizi per completare la trasformazione da ex Istituto dei pagamenti delle banche popolari a gruppo del fintech. «Abbiamo già diverse idee per innovare anche il nome – conclude Bertoluzzo – ma per ora non posso anticipare di più». 

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