Instant Payment, lo stato dell’arte in Europa e nel Mondo

I pagamenti istantanei, immediati, in tempo reale, secondo le diverse denominazioni in uso, sono il tema del momento. Lo European Payment Council (EPC) ha iniziato da un mese una consultazione pubblica che terminerà a luglio sul proprio schema SCT-Inst (SEPA Credit Trasfer Instant). E’ il momento giusto per fare il punto sul settore.

La tecnologia digitale ci ha abituato a servizi e comunicazioni in tempo reale. Contattiamo chiunque in ogni parte del mondo, riceviamo notizie non appena vengono prodotte, acquistiamo beni e servizi in qualunque momento, persino gli e-merchant più avanzati riescono a consegnare le merci entro poche ore. Viene naturale pensare che anche per i pagamenti e il trasferimento di fondi il “tempo reale” debba essere il prossimo obiettivo del sistema dei pagamenti.

In Europa, già con la SEPA e la PSD1 il tempo che intercorre tra un ordine di pagamento e la disponibilità dei fondi da parte del beneficiario è sceso a un giorno lavorativo. Siamo però ancora lontani dal tempo reale e per cambiare le cose sono necessari mutamenti piuttosto radicali del modo in cui funziona non solo il sistema dei pagamenti ma anche quelli interni alle istituzioni finanziarie.

Oggi i pagamenti richiedono un giorno lavorativo perché non si traducono in un trasferimento di fondi singolo per ognuno di essi ma vengono eseguiti tutti insieme passando dalla banca centrale del Paese. Quest’ultima effettua la riconciliazione, ossia compensa i crediti e i debiti e poi effettua il trasferimento solo dei saldi. Il giorno dopo, i singoli trasferimenti vengono accreditati sui conti del beneficiario (sul conto del pagatore invece i fondi vengono resi indisponibili immediatamente).

Se compariamo questa situazione con la definizione che l’EPRB (Euro Retail Payments Board) dà di “instant payment” appare chiaro quale e quanta sia  la strada tecnologica e regolamentare che va percorsa per realizzare i pagamenti in tempo reale. L’EPRB è l’organismo di alto livello, presieduto dalla BCE e composto dai protagonisti sia del lato offerta che del lato domanda dei pagamenti retail in Europa, che studia le problematiche e suggerisce soluzioni innovative nel settore.

Gli instant payments (notare il plurale) sono dunque “soluzioni elettroniche di pagamento retail disponibili 24 ore al giorno, sette giorni su sette, tutto l’anno che consentono nell’immediato o quasi immediato clearing interbancario della transazione con accredito sul conto del beneficiario e conferma al pagatore, il tutto entro pochi secondi dall’ordine di pagamento.  Questo risultato non deve essere influenzato dallo strumento di pagamento utilizzato (bonifico, carta di debito o di pagamento), né dalle procedure sottostanti di clearing (clearing interbancario bilaterale o tramite infrastruttura) e di settlement (in tempo reale o con garanzie) che lo rendono possibile”.

Come si vede, la definizione è stringente ma ampia abbastanza da permettere di immaginare diversi modi di realizzare effettivamente sistemi di instant payment. Lo European Payment Council (EPC), per conto del quale l’ERPB ha realizzato lo studio da cui è tratta la definizione, ha colto subito la possibilità, e lo schema che sta proponendo in questo momento alla consultazione pubblica che terminerà il 10 luglio prossimo, STC-Inst (SEPA Credit Trasfer Instant), come dice il suo nome prevede solo il caso in cui gli strumenti di pagamento, sia dell’ordinante che del beneficiario, siano conti correnti.

Resta il fatto che le transazioni di pagamento in un instant payment devono essere effettuate una per volta (e non più raggruppate a fine giornata) e devono avvenire in qualunque momento e in qualunque giorno dell’anno. La definizione di “giorno lavorativo” viene quindi emendata: per quanto riguarda gli instant payment le istituzioni finanziare che li offrono sono sempre aperte.

schema di IP

Le componenti e gli attori di un sistema ideale di instant payment (fonte SWIFT)

Inoltre, le transazioni devono andare a buon fine o essere rifiutate entro pochi secondi, il che significa che, per esempio, tutti i controlli e le azioni automatiche che oggi vengono effettuati “con calma”, pensiamo solo alle segnalazioni di vigilanza, a quelle antiriciclaggio e antiterrorismo, alle varie black list, devono avvenire in pochissimo tempo. Anche il clearing deve diventare in tempo reale, sia quello interbancario che quello tramitato. Tecnicamente è fattibile, basta effettuare gli investimenti giusti. Lo stesso si dica per l’affidabilità dei sistemi (la ridondanza diventa obbligatoria) e per le modalità di manutenzione.

Il punto più delicato, secondo tutti gli analisti, è il settlement.  Rendere anche l’ultima fase del processo di pagamento un evento “real time”, che è la soluzione più rigorosa tecnicamente, richiede che i sistemi di gestione dei conti correnti delle banche funzionino anch’essi in tempo reale. Ciò comporta non solo modifiche agli applicativi, ma anche ai software sottostanti (per esempio i database devono garantire prestazioni elevate su molte transazioni in parallelo). Questa modalità di settlement si definisce RTGS, ossia Real Time Gross Settlement, perché avviene transazione per transazione e sulla base dell’intera somma, non degli sbilanci tra debiti e crediti (net settlement).

Un’alternativa al real-time a livello di settlement è quella che l’ERPB descrive come “con garanzie”: il settlement non avviene in tempo reale ma in tempo reale il beneficiario riceve una “garanzia” che il trasferimento dei fondi sul suo conto verrà effettuato entro breve. Sembra l’uovo di Colombo, però ci sono un paio di “ma”. Il primo è, se la garanzia viene data prima che avvenga l’effettivo trasferimento, prima del clearing o addirittura prima dei controlli, chi si assume il rischio che qualcosa non funzioni? E’ chiaro che la garanzia deve essere irrevocabile, altrimenti non varrebbe nemmeno la pena di mettere in piedi tutto il sistema (a nessuno interesserebbe usarlo) se valesse la regola antica del “salvo buon fine” valida per esempio per gli assegni e le lettere di credito. Proprio per abbassare il livello di rischio di queste soluzioni a garanzia, lo schema STC-Inst prevede un limite di trasferimento di 15.000 euro per iniziare. Il settlement vero e proprio avviene in questo caso secondo le tempistiche normali del sistema, una volta al giorno o più volte al giorno, e sempre in base agli sbilanci, quindi al netto. Per questo viene definito DNS, ossia Deferred Net Settlement.

Un secondo “ma” si riferisce al valore legale e operativo delle garanzie. In altre parole, i fondi appaiono in che forma sul conto del beneficiario? Come spendibili o come contabilizzati ma indisponibili? Nel primo caso, la definizione ERPB verrebbe rispettata, nel secondo no (non ci sarebbe differenza con un bonifico). Il beneficiario avrebbe quindi solo l’apparenza di un pagamento istantaneo.  Nel primo caso, però, il garante dovrebbe mettere a disposizione anche i fondi necessari, perché se a sua volta il beneficiario volesse effettuare, per esempio, un prelevamento, chi rinumererebbe la banca per l’anticipo della somma? Da un punto di vista pratico, per ovviare al problema della disponibilità dei fondi, la soluzione più diffusa è quella di conti di settlement prefinanziati dalla banca.

Giro d’orizzonte

In Europa esistono diversi sistemi di instant payment. Quello più longevo che meglio si avvicina alla definizione dell’ERPB è Faster Payment (http://www.fasterpayments.org.uk/), partito nel 2008, a cui oggi aderiscono dieci istituti bancari inglesi o operanti nel Regno Unito e oltre 400 PSP. Il network permette i pagamenti in tempo reale tra clienti delle banche (le dieci fondatrici) e dei PSP (per ora solo PayPal) direttamente collegati all’infrastruttura, mentre per i clienti di PSP e banche collegate indirettamente il tempo di accredito va dal tempo reale alle due ore, in media. Il settlement tra partecipanti avviene tre volte al giorno, quindi secondo il sistema Deferred Net Settlement. Gli aderenti indiretti versano un fondo di garanzia presso la Bank of England che copre l’ammontare netto delle proprie transazioni. Questo fondo, che è stato introdotto da pochi mesi, ha consentito di ridurre il rischio intra-settlement per i partecipanti più piccoli. Il limite massimo di valore per transazione è ora di 250.000 sterline, anche se i partecipanti possono porre dei limiti più bassi.

Lo scorso anno Faster Payments ha processato più di un miliardo e mezzo di transazioni, di cui la maggior parte tra aderenti diretti al network. Il network sta attirando nuovi partecipanti bancari tra le istituzioni finanziarie di piccole e medie dimensioni che vedono nell’instant payment un vantaggio competitivo.

Un sistema in parte simile, Express Elixir, esiste dal 2012 in Polonia, gestito da KIR, la clearing house del sistema bancario polacco. Il clearing viene effettuato da KIR. L’accredito dei fondi sul conto del beneficiario avviene nell’arco di pochi secondi, appoggiandosi a dei conti-ombra di settlement prefinanziati dalle banche partecipanti. Il regolamento degli sbilanci avviene in seguito tramite il normale sistema DNS polacco, con tre sessioni giornaliere.

Il sistema danese, Nets Real-time 24/7, lanciato nel 2014, permette trasferimenti sino a 500.000 corone (pari a 67.500 euro). Il sistema è gestito da Nets, che effettua l’invio dei messaggi e il clearing, e si appoggia a un conto di settlement dedicato nell’ambito del sistema di regolamento lordo in tempo reale Kronos del sistema bancario danese. Il conto di settlement riceve accrediti ed addebiti sino a che raggiunge un livello target prefissato. Se il conto va fuori target, viene riequilibrato attraverso Kronos. Le banche partecipanti al sistema prefinanziano il conto di settlement. Si tratta quindi di un RTGS con conto prefinanziato.

La struttura modulare di NETS 24/7

La struttura modulare di NETS 24/7

In Italia ICBPI, in partnership con la stessa Nets, lancerà nel primo trimestre del 2017 una piattaforma di instant payment interoperabile conforme agli standard ISO 20022 e SEPA SCT e compliant anche rispetto allo schema SCTInst a cui sta lavorando l’EPC.

In Svezia è operativo dal 2012 Swish, una app per smartphone lanciata da sei banche (ora gli aderenti sono dieci) che permette il trasferimento di fondi P2B e P2P, nonché i pagamenti a merchant di e-commerce, in un tempo inferiore a dieci secondi. La app si appoggia sul sistema di clearing e settlement in tempo reale (BiR, una sigla che in svedese significa “pagamenti in tempo reale”) che opera 24 ore al giorno sette giorni su sette tutto l’anno, anche quando la Banca Reale svedese è chiusa. BiR è un servizio di Bankgirot, uno dei sistemi  di clearing operanti in Svezia (ce ne sono due),  gestito da Bankgirocentralen, un consorzio controllato da otto banche svedesi. BiR, e quindi Swish, si basa su conti prefinanziati per il settlement.

E’ olandese invece iDEAL (https://www.ideal.nl), un servizio fornito da Currence, il consorzio creato nel 2005 da otto banche olandesi per fornire servizi di pagamento. iDEAL è operativo dallo stesso 2005 ed è nato come alternativa alle carte di credito per gli acquisti online, consentendo di utilizzare il conto corrente, via online banking, per il pagamento. Ancora oggi il 54 per cento degli acquisti online effettuato da cittadini olandesi passa da iDEAL, nonostante esso garantisca una minore protezione al pagatore/acquirente (non è possibile ripudiare un pagamento se per esempio il venditore non consegna il bene acquistato). Dal punto di vista del venditore, invece, iDEAL garantisce il pagamento immediatamente. Il settlement avviene in seguito tramite trasferimento SEPA. In ottica di definizione ERPB, si tratta di un sistema borderline. Nello stesso modo si possono definire altri sistemi simili, basati su qualche tipo di “settlement in garanzia”, come il tedesco Giropay, molto usato dalle banche locali tedesche (le Sparkassen) e soprattutto da Deutsche Post. Il massimo importo trasferibile con garanzia tramite Giropay è 5.000 euro.

Altri sistemi esistono poi in Islanda (dal 2000) e Svizzera (dal 1987).

Uscendo dal continente europeo, esistono oggi diversi sistemi di instant payment, in Brasile, Cile, Cina, Corea, Giappone, Messico, Nigeria, Singapore , Sudafrica, Taiwan e Turchia.

L’Australia ne sta sviluppando uno, che sarà operativo l’anno prossimo, basato su un clearing bilaterale e un settlement veloce gestito dalla Banca Centrale con conti dedicati appoggiati su quelli principali delle banche nell’ambito del sistema di regolamento lordo in tempo reale.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve sta approcciando gli Instant Payment in ottica di sistema e incoraggia le banche ad attrezzarsi soprattutto a livello di infrastruttura informatica e procedurale. A livello di mercato stanno partendo diverse iniziative. La più importante è quella di TCH (The Clearing House), creata nel 1853 e controllata da 24 delle più grandi banche operanti negli Stati Uniti, che fornisce i propri servizi di clearing a centinaia di istituzioni finanziarie. Il sistema si basa sulla stessa tecnologia di Faster Payments e del sistema FAST di Singapore ma la estende sul piano delle funzionalità. Oltre ai trasferimenti tra conti bancari, il sistema  potrà gestire  le richieste di pagamento. Ciò passerà da significative estensioni nel sistema di messaggistica e trasferimento delle informazioni. Il campo dati, oltre alle normali informazioni come la divisa, la valuta, l’importo, il conto di pagamento e quello beneficiario, conterrà molto spazio per la causali. In questo modo il sistema potrà essere utilizzato per pagare partite con identificativi complessi, quote parti di pagamenti collettivi, eccetera. Addirittura, il campo dati potrà contenere riferimenti a dati esterni, come documenti, contratti ocartelle delle tasse. Verrà utilizzato ISO 20022, lo standard per lo scambio elettronico dei dati tra istituzioni finanziarie. L’adozione di ISO 20022 è tra le azioni raccomandate dalla FED per la modernizzazione del sistema finanziario statunitense ed è già utilizzato da molti dei sistemi di instant payment operativi (non da quello inglese, che usa ISO 8353, concepito per il mondo delle carte di pagamento, anche se si sta già pianificando la migrazione). Ogni sistema implementa lo standard in modo diverso, per cui tra le attività che TCH sta portando avanti c’è l’armonizzazione delle implementazioni per garantire l’interoperabilità e i pagamenti transfrontalieri.

Secondo le dichiarazioni di TCH, il sistema sarà operativo entro fine 2016, quindi in contemporanea con le indicazioni che la FED sta elaborando sull’argomento. Quando però le singole banche saranno pronte a inviare e ricevere i pagamenti resta da vedere. Le istituzioni finanziarie devono adeguare i propri sistemi interni, e, anche se molte aderenti a TCH sono al lavoro, non si conoscono le tempistiche precise. Secondo alcune voci, il ventilato sistema di Instant Payment di Apple sarà un’interfaccia di ApplePay verso TCH, che verrebbe visto come uno dei circuiti attualmente presenti nella app. Come avverrebbe l’integrazione, direttamente o attraverso uno o più banche, non è noto.

IP nel mondo

Le principali caratteristiche dei sistemi di instant payment operativi o in sviluppo a fine 2015 (fonte SWIFT)

I costi e i mercati

Nel corso dell’articolo abbiamo detto più volte che la vera difficoltà nella realizzazione di un sistema di Instant Payment risiede nella necessità di convertire i sistemi informatici interni (e le procedure che li definiscono) che presiedono alla gestione dei conti correnti, ossia il cuore della banca, e tutti i sistemi accessori (segnalazioni vigilanza, gestione black list, eccetera) ad operare in tempo reale e non in batch. Non solo, ad operare in tempo reale senza interruzione, giorno e notte, tutti i giorni e le notti. Il problema tecnico non è insolubile, ma richiede tempo e ha dei costi. Per fare un esempio, il sistema inglese ha richiesto una spesa di 33 milioni di sterline per la rete e l’hub centrale, ma tra i 50 e i 60 milioni di sterline per ogni banca aderente diretta. In totale, nei 7 anni di funzionamento, Faster Payments è costato circa 800 milioni sterline tra investimento e operatività.

La FED stima che un sistema pan-USA potrebbe costare tra 0,9 e 1,8 miliardi dollari. Non sono cifre enormi ma comunque importanti anche per un sistema bancario ricco come quello americano.

A fronte di questi investimenti, perché le istituzioni finanziarie di un Paese o di un raggruppamento di Paesi realizzano o dovrebbero realizzare un sistema di instant payment? Una recente inchiesta della società di analisi di mercato Lipis Advisors, integrata da un’indagine mirata condotta da SWIFT, rileva che in alcuni casi la spinta è venuta dall’apparizione di un concorrente extra-bancario (in Polonia e in Svezia), in altri dalla pressione dei clienti (Sudafrica e Corea), ma nella maggioranza dei casi (74 per cento) dalla pressione degli enti regolatori. Questi ultimi possono avere diverse motivazioni, dalla protezione del consumatore alla riduzione del rischio controparte e sistemico (ciò che sta spingendo anche  l’adozione dei sistemi di settlement lordo in tempo reale su tutti i mercati), dalla promozione della concorrenza al più generale progresso economico,  e infine dalla volontà di spingere le banche ad anticipare le future richieste ed aspettative dei “Millenials”, che sono sempre più abituati a ragionare, come dicevamo all’inizio, su risposte in tempo reale.

La maggiore spinta all'adozione di sistemi di instant payment sembra venire dall'azione dei regolatori (fonte SWIFT e LIPIS)

La maggiore spinta all’adozione di sistemi di instant payment sembra venire dall’azione dei regolatori (fonte SWIFT e LIPIS)

Non esiste consenso relativamente alle specifiche esigenze soddisfatte e agli strumenti di pagamento che verrebbero e sostituiti dagli Instant Payment. La rapidità di adozione dei sistemi oggi in uso è molto diversa secondo i casi. In Polonia la penetrazione di Express Elixir è molto lenta, essenzialmente perché solo il 20 per cento delle banche aderisce al sistema. Nel Regno Unito Faster Payments ha impiegato sei anni (dal 2008 al 2014) per raggiungere 1,1 miliardi di transazioni; in Danimarca Nets ha impiegato solo sette mesi per raggiungere lo stesso numero di transazioni parametrato al numero di abitanti. Sia nel Regno Unito che in Danimarca i sistemi hanno ricevuto una forte spinta dalla autorità centrali, ma nel Paese nordico c’è stata un afflusso massiccio di utenti a Nets 24/7 dal sistema di mobile payment P2P su carta di credito MobilePay della Danske Bank, che si era staccata nel 2013 da un’analoga iniziativa cooperativa. Non sembra però che Nets 24/7 abbia sostituito MobilePay (come non ha sostituito Swipp, il concorrente cooperativo di MobilePay; entrambi si stanno anzi espandendo nel retail  fisico come strumenti di pagamento). La piattaforma che ICBPI sta sviluppando per il mercato italiano abiliterà pagamenti real time in maniera integrata, gestendo sia i casi d’uso già presenti sul mercato (vedi le diverse APPs P2P, tra cui ZAC!) che i nuovi, da definire ed introdurre negli ambiti P2B, P2G e B2B.

In altre situazioni le previsioni sono apparentemente più semplici: negli Stati Uniti, per esempio, l’utilizzo degli assegni è ancora molto diffuso, anche per pagare le bollette (vengono spediti via posta, la US Mail non fa servizi finanziari). Secondo uno studio di McKinsey, gli instant payment soppianteranno almeno un terzo degli assegni in USA. Analogo scenario, anche se l’uso degli assegni è molto minore, potrebbe avverarsi anche in Europa e in Italia, dove, se i limiti di importo saranno molto alti o inesistenti, l’IP potrà sostituire anche gli assegni circolari in tutte quelle situazioni in cui il venditore fisicamente e legalmente  consegna a un privato un bene in modo irreversibile (acquisto di un’automobile o di un appartamento) prima dell’incasso del corrispettivo. Essendo l’assegno lo strumento di pagamento non-cash più costoso da gestire per le banche, una migrazione del genere porterebbe benefici al sistema senza togliere nulla ai clienti. E’ molto difficile invece che l’IP sostituisca le carte di credito, soprattutto online e in tutte le situazioni in cui la consegna del bene è successiva al pagamento. La carta di credito offre una protezione dell’acquirente molto forte in caso di inadempienza del venditore, oltre a semplificare le procedure di rimborso in caso di restituzione della merce nei termini di legge. Per quanto riguarda la sostituzione del contante, non ci sono indicazioni o previsioni precise. Sistemi di IP sono presenti in mercati con percentuali di uso del contante alte, medie e basse, e non ci sono studi sull’influsso che essi hanno avuto sulle rispettive percentuali. L’EPC presenta gli IP come “cashless cash”, ma non sembra che gli utenti li vedano in questo modo per ora.

Una possibilità è che gli IP portino nel campo dei pagamenti digitali e nell’e-commerce tutti quegli utenti che non dispongono di carta di credito ma solo di un conto corrente. Il concorrente qui è la prepagata e l’uso online della carta di debito, che ormai è imminente.

Chiaramente il campo potenzialmente più grande di applicazione degli IP è la sostituzione (parziale, se ci sono limiti di importo) dei bonifici domestici. Qui la politica di prezzo sarà fondamentale; bisognerà vedere se gli utenti saranno disposti a pagare di più un bonifico perché sia istantaneo. La stragrande parte degli analisti è scettica. Se alla fine un IP costerà come un bonifico tradizionale si potrebbero però aprire nuovi mercati: quelli della lentezza (gli slow payments?), a costi inferiori per il cliente ma anche per gli operatori.

Può sembrare un paradosso, ma sta già accadendo; TransferWise è una società  fondata da due cittadini estoni con base a Londra  che si occupa di money transfer internazionale multivaluta. Utilizza un sistema p2p: se un italiano vuole trasferire 1000 euro ad un corrispondente in Inghilterra, per esempio, invece di recarsi allo sportello ed effettuare un bonifico internazionale, con relative commissioni, versa il denaro a TransferWise in Italia. Il sistema di gestione cerca a questo punto un trasferimento di pari importo in senso contrario e una volta trovatolo gira il denaro ai beneficiari, senza fare mai uscire il denaro dal Paese di partenza. Il tutto costa l’un per cento fino a 200 euro e lo 0,5 per cifre superiori. La contropartita è che il trasferimento richiede tempo, ma la lentezza costa meno. Sulla base dell’ultimo round di finanziamento in venture capital, TransferWise è un “unicorn”, ossia ha una valutazione di un miliardo di dollari.

Persino nell’e-commerce è iniziata una tendenza di questo tipo. Dopo che Amazon ha iniziato a spingere sulla consegna in un giorno o addirittura in poche ore, anche per la sua entrata in forze nel mercato dei prodotti freschi, altri hanno iniziato a offrire sconti se il cliente si accontenta di tempistiche più rilassate. Un esempio è Jet.com, che sconta sino al 15 % i prezzi già scontati di Amazon su una enorme varietà di prodotti (e consegna gratis sopra i 35 dollari d’acquisto). Per farlo Jet.com usa trasporti meno cari perché non espressi, non ha propri magazzini ma si appoggia ai magazzini dei fornitori e dei grossisti. Per ora opera solo negli Stati Uniti continentali ma il business model è facilmente replicabile (a saperlo fare). Insomma, in un mondo che va sempre più veloce, anche la lentezza può diventare un’arma competitiva.