Dati finanziari che contengono il proprio significato: arriva FIBO

La principale causa scatenante della grande crisi finanziaria scoppiata tra il 2007 e il 2008 è stata l’incapacità degli operatori del mercato e degli enti di controllo di riconoscere posizioni di rischio fino a che esse non si sono trasformate in rischi sistemici. A sua volta ciò è stato causato dal modo non coerente in cui sono definiti gli strumenti finanziari, i loro obblighi contrattuali e caratteristiche, le identificazioni delle controparti e relative catene di controllo proprietario. Una possibile soluzione radicale sono definizioni che contengano i propri significati e da cui possono essere tratte deduzioni usando un computer: il progetto FIBO.

FIBO-logo

La mancanza di dati affidabili, tempestivi e pubblicamente accessibili che rendano possibile la scoperta del formarsi di posizioni di rischio nel corso dell’operatività finanziaria prima che crescano a dimensioni sistemiche è stata riconosciuta dagli enti regolatori di tutto il mondo come la più importante aporia del sistema finanziario mondiale. A questa mancanza viene fatta risalire l’assenza di preparazione all’esplosione della crisi del 2007-2008, per esempio dal Comitato di Basilea nel suo rapporto del giugno 2012, “Principles for effective risk data aggregation and risk reporting”.

Negli Stati Uniti la legge Dodd-Franck ed in Europa la normativa EMIR impongono agli operatori obblighi di reporting molto stringenti su tutte le operazioni di trading, per la prima volta anche sui derivati OTC. I dati raccolti, però, non sono strutturati. Per esempio, lo strumento che viene scambiato (un Credit Default Swap, un Interest Rate Swap….) viene segnalato con il suo nome, che trattandosi di un prodotto OTC viene deciso dall’emittente. Non sono rari strumenti uguali con nomi diversi. Per capire quali siano i vincoli contrattuali dello strumento occorre un lavoro di ricerca, spesso su documenti che non sono strutturati (un caso classico sono tabelle in formato immagine). Lo stesso avviene per gli identificativi delle controparti, i LEI (Legal Entity Identifiers). I LEI sono dati in formato standard che però non hanno struttura. Sono degli indici a database che possono avere formati anche molto diversi tra di loro. Per capire se una controparte sia e in che modo legata ad una catena di controllo e chi sia il proprietario ultimo, occorre un lavoro di ricerca da parte di un umano. Per ricostruire il profilo di rischio di un operatore o di un gruppo di operatori consolidando i dati relativi agli strumenti scambiati, ai vincoli contrattuali, alle catene di controllo delle controparti, anche ammettendo di avere tutti i dati grezzi disponibili, possono volerci settimane. Il passaggio da uno stato di massima affidabilità al default per Lehman si è misurato in pochi giorni.

Una possibile soluzione che permetta di automatizzare al massimo l’interpretazione dei dati finanziari è di rappresentare i termini, le definizioni e i sinonimi utilizzati nel settore finanziario utilizzando i principi del cosiddetto web semantico. Nel web semantico, tutti gli oggetti pubblicati (immagini, testi, dati) sono collegati a dati e dati sui dati (metadati) che ne specificano il contesto semantico, ossia il loro significato. Questo contesto viene descritto con una sintassi che si basa sulla logica dei predicati, con un formato a tripletta (soggetto, predicato, oggetto). Questa descrizione è l’ontologia del documento, in pratica una rappresentazione della conoscenza, che viene definita con un linguaggio che si chiama OWL. La struttura delle ontologie definite con OWL è tale per cui utilizzandole appositi software definiti “ragionatori” possono trarre delle deduzioni e quindi generare nuova conoscenza.

Due organismi di standardizzazione, l’Enterprise Data Management (EDM) Council, di cui fanno parte tra gli altri 80 dei maggiori operatori finanziari a livello mondiale, e l’Object Management Group, che comprende oltre 500 entità attive nel settore ICT, dai fornitori di software alle istituzioni di ricerca agli organismi governativi e sovragovernativi , hanno lanciato un progetto congiunto, FIBO (Financial Industry Business Ontology), per definire una ontologia del settore finanziario, che comprenda definizioni semantiche standard degli strumenti, delle entità di business (le legal entities) e delle operazioni e transazioni. La prima parte del progetto, che è in fase di valutazione delle osservazioni dall’industria, copre l’ontologia delle business entities, con un formato che incorpora nella definizione stessa l’area operativa dell’entità e la sua catena di controllo fino al proprietario ultimo. Le ontologie sono mappate sui LEI, fornendo un ponte con i repository attuali non semantici. Usando le ontologie FIBO sarà quindi possibile definire una business entity in un modo che incorpora le informazioni rilevanti ai fini della valutazione del rischio delle posizione che la business entity ha preso sul mercato e ha trasmesso al suo proprietario ultimo. Dal momento che le ontologie definite con OWL sono elaborabili da computer, è sufficiente una query per avete il quadro complessivo del rischio accumulato da una business entities anche attraverso tutte l sue controllate.

Il prossimo passo di FIBO sarà l’ontologia degli strumenti finanziari. Per i derivati OTC, il vantaggio maggiore consisterà nel fatto che gli obblighi contrattuali faranno parte della definizione stessa, ma anche che un nuovo strumento potrà essere inserito in una categoria e considerato uguale ad uno già esistente attraverso un percorso inferenziale effettuato dal software ragionatore a partire dalle sue componenti semantiche. Sarà inoltre possibile elaborare il rischio di una posizione stabilita su di un determinato strumento in modo automatico. Si possono immaginare i vantaggi per i grandi operatori, che hanno una struttura di rischio decentrata nell’assunzione di posizioni, ma anche per i regolatori, che potranno valutare il rischio anche di una determinata categoria di strumenti con una query. Inoltre, una ontologia standard degli strumenti faciliterebbe enormemente le comunicazioni tra operatori, garantendo che le informazioni su di uno strumento siano coerenti lungo tutta la supply chain, per esempio emittente, collocatore, distributore, rivenditore).

FIBO viene seguito con grande attenzione da molti enti regolatori, a partire dal Financial Stability Board e da Comitato di Basilea sino a tutte le authority americane. Sia l’FSB che il Comitato di Basilea hanno stablito come obiettivo per l’inizio del 2016 l’adozione da parte delle maggiori banche di un sistema di valutazione consolidamento del rischio che sia basato su standard aperti. Attualmente FIBO è l’unico progetto con queste caratteristiche. Se ne sentirà parlare molto.

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