BitCoin e i suoi fratelli: 10 cose da sapere sulle monete virtuali

eBay ci sta pensando, Amazon lo esclude. Google è possibilista, ma poi smentisce. In Italia il deputato Sel Boccadutri prova a sollevare l’attenzione sulla questione, senza ottenere grande seguito mentre a Vancouver, in Canada, si inaugura il primo bancomat per bitcoin.

Milano, 27/03/2014 – A cura della Redazione – informazioni@icbpi.it

Siamo in una fase molto delicata della brevissima vita della più importante, ma non unica, moneta virtuale. Si percepisce l’interesse, cresce l’utilizzo ma la legislazione internazionale in materia latita, così come gli istituti finanziari che evitano accuratamente di prendere una posizione.

Per poter giudicare, o quantomeno avere un’idea, è certamente utile tentare di chiarire una decina di dubbi più che legittimi.

Cos’è il bitcoin, o la moneta virtuale in genere?
Le monete elettroniche come il bitcoin non vengono gestite da un ente centrale ma da un database distribuito su una rete di computer (modalità peer-to-peer quindi con nodi della stessa rilevanza) che tiene traccia delle transazioni crittografate e ne gestisce gli aspetti più funzionali come il suo valore in moneta tradizionale.

Bit coins, the virtual currency

Quali sono le differenze principali tra le monete virtuali e quelle tradizionali?
Innanzitutto i possessori di bitcoin non sono identificabili a priori. Per costruire un portafoglio virtuale è sufficiente registrarsi in un sito autorizzato dalla Bitcoin Foundation e ottenere un indirizzo bitcoin. La natura peer-to-peer della rete che gestisce le transazioni fa di quella virtuale una moneta “anonima”per cui è impossibile per gli enti, governativi e non, di identificare e bloccare le transazioni, sequestrarla ai possessori o svalutarla.

Quando è nata la moneta virtuale?
La prima apparizione del concetto di cryptocurrency avviene nel 1998 ma l’introduzione della moneta bitcoin è avvenuta solo nel 2009 da parte di un collettivo di persone identificato con il nome di Satoshi Nakamoto.

Quanto vale l’economia bitcoin?
Bitcoin ha un controvalore in tutte le monete del mondo. Ma il suo cambio è sottoposto a oscillazioni notevoli. Una valutazione di fine 2013 del totale delle transazioni indica un controvalore di 6 miliardi di dollari considerando un cambio di un bitcoin a 540 dollari.

Come si producono i bitcoin?
A differenza della moneta tradizionale non esiste una zecca che produce bitcoin, o in generale moneta virtuale. Per costruire un portafoglio digitale è necessario mettere in vendita un bene o un servizio nelle reti e nei siti che accettano di pagare in bitcoin. Il bene o il servizio viene pagato in bitcoin e in questo modo il numero totale di moneta virtuale in circolazione, un numero volutamente limitato, si diffonde tra la popolazione mondiale.

Ripetiamo: come si producono i bitcoin?
Per fare in modo che non ci sia una produzione illimitata di bitcoin si è studiato un complesso sistema di generazione. I bitcoin vengono generati ogni volta che i computer collegati a questa rete particolare risolvono uno specifico problema matematico. Il numero di bitcoin tende al limite matematico dei 21 milioni e la disponibilità cresce secondo una serie geometrica ogni 4 anni. Nel 2013 è già stata generata la metà dei bitcoin previsti, entro il 2017 arriveremo ai tre quarti. Una volta raggiunto il limite, il numero delle transazioni, se cresce al ritmo attuale, garantirà un valore comunque basso.

Cosa sono i miner?
Per acquisire bitcoin è possibile anche cambiare valuta tradizionale, secondo un cambio estremamente oscillante, oppure si può fare mining. Si tratta di rendere disponibile il proprio Pc per l’elaborazione dei complessi algoritmi che gestiscono una qualsiasi transazione. Prestando le proprie risorse digitali alla causa della moneta digitale si acquisiscono crediti in bitcoin. Ormai, vista l’enorme diffusione della rete di miner, questa strada non è più percorribile.

Non sembra un sistema valutario molto sicuro…
La sicurezza delle transazioni può essere definita sicura perché anonima e indipendente dagli elaboratori che le gestiscono. La sicurezza del proprio portafoglio digitale, nient’altro che un file in un formato particolare, è legata alla cautela del singolo possessore. Si può proteggere il proprio portafoglio con una password più o meno difficile e se ne dovrebbe eseguire il backup ogni volta che si esegue una transazione.

Dove sono le Piazze Affari dei bitcoin?
I siti coinvolti nell’economia della moneta virtuale sono di diversa tipologia. Ci sono le Borse in cui si comprano o vendono bitcoin tramite moneta tradizionale e che gestiscono il cambio. Ci sono i siti che forniscono un “numero di conto” in bitcoin in modo gratuito e immediato. Gli utenti più smaliziati, infine, possono usare anche dei software appositi, il più conosciuto si scarica gratuitamente da www.bitcoin.org

Ma le valute virtuali sono legali?
Il principio di base su cui si basano le valute digitali è esattamente lo stesso della moneta reale: uno o più oggetti, in questo caso non fisici, restituiti a fronte dell’acquisto di un prodotto o di un servizio secondo una valutazione definita all’interno di una comunità in accordo nell’uso di questo sistema. Grazie a questa interpretazione non si può affermare l’illegalità di un sistema di moneta virtuale, anche perché non esiste nel mondo ancora una legislazione specifica. Il carattere di indipendenza da enti di controllo e dai governi è la base del successo della moneta virtuale e la diffusione del bitcoin e dei suoi fratelli ne garantiscono lunga vita.