ApplePay: rivoluzione o flop?

La strada di Apple Pay sarà lunga e tortuosa. A meno di due mesi dal keynote di Tim Cook in cui sono stati presentati l’iPhone 6 e l’iPhone 6 Plus, alcuni grandi retailer americani hanno già fatto intendere che per la casa di Cupertino non ci saranno sconti. Walmart, Best Buy, CVS e Rite Aid sono i brand che hanno bloccato l’accesso ad Apple Pay nei loro negozi nonostante Cvs e Rite Aid avessero partecipato al pilota della nuova tecnologia.

apple-pay-tim-cook
I quattro brand, d’altronde, fanno parte del consorzio Merchant Customer Exchange (MCX) che ha sviluppato la tecnologia per il pagamento contactless CurrentC. I due sistemi sono evidentemente in competizione e i retailer, come peraltro tutte le aziende, banche e sim in testa, drizzano le antenne e corrono ai ripari, perché a nessuno va di perdere opportunità e guadagni indotti.
Apple sta lavorando con il maggior numero di merchant possibile per fare lanciare il suo sistema di pagamento, ma l’introduzione avverrà gradualmente, dipendendo dai singoli accordi, e a partire dagli Stati Uniti. Per l’Europa, dunque, c’è ancora tempo. Anche perché la soluzione proposta da Apple, a un’attenta analisi, non è detto che mantenga tutto quello che promette.

Apple Pay, dicono i primi test, è il sistema di pagamento più veloce in circolazione, finalizzando la transazione in un solo clic e – secondo quanto sostiene Apple – dovrebbe essere anche il più sicuro, visto che non dovrebbe lasciar passare nessuna informazione sul consumatore.

Valutando la soluzione Apple al di là degli obiettivi di marketing si rileva che, in primo luogo, per attivare Apple Pay l’utente deve inserire il suo numero di carta di credito, esattamente come durante l’iscrizione al servizio iTunes.
Il numero di carta di credito, dunque, viene acquisito e gestito da Apple ed è associato univocamente a un
utente. Riguardo alla semplicità non si può dire altrettanto del sistema CurrentC del consorzio MCX, che
richiede di scattare una foto con lo smartphone a un QR code, avvicinare la foto a un scanner collegato al registratore di cassa e finalizzare l’acquisto. Una soluzione, troppo elaborata e scoraggiante. Ma è la soluzione scelta dal consorzio che riunisce retailer che rappresentano una fetta importantissima del mercato americano.

C’è poi il sistema bancario che non intende certo abdicare nel settore dei pagamenti mobile e contactless. Proprio in questi giorni, infatti, CartaSi introduce sul mercato italiano la prima soluzione Nfc per smartphone basata su funzionalità Hce (Host Card Emulation). Una funzionalità che sarà inserita nel wallet MySi e che permette di virtualizzare all’interno dello smartphone le carte di pagamento, indipendentemente dall’operatore telefonico utilizzato: una volta attivato il servizio sul proprio telefonino, sarà possibile effettuare pagamenti con cellulare, anche in assenza di connessione dati, presso tutti gli esercizi commerciali dotati di un POS contactless.
MySi, inoltre, permetterà di pagare anche sui siti di e-commerce e via Qr Code. In definitiva, si tratta di eseguire la stessa azione che si eseguirebbe con una carta di credito contactless ma con il proprio smartphone. L’obiettivo èaumentare l’incidenza dei pagamenti elettronici in Italia, raddoppiandone l’indice percentuale dall’attuale 15% per arrivare al 31% medio di Francia, Inghilterra, Spagna e Regno Unito.
La soluzione CartaSi è già pronta sul mercato nazionale, mentre per Apple Pay, anche nel resto d’Europa, bisognerà aspettare la finalizzazione dei contratti di adesione da parte delle catene internazionali: la strategia commerciale di Apple stessa, infatti, non prevede per il momento di raggiungere i piccoli commercianti.