Cartasì marcia sull'Europa
Sala Stampa: Con l'acquisizione di Cartasì, l'Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (Icbpi) guidato da Giovanni De Censi chiude un anno di grandi trasformazioni.
FONTE: “MF”, del 13/12/2008
Partecipato da più di 50 banche, l'istituto conta come partner-clienti oltre 200 istituti di credito, imprese assicurative, società finanziarie e multiutility. L'obiettivo dei prossimi anni sarà la razionalizzazione della struttura societaria, la crescita dei ricavi e il rafforzamento del profilo internazionale.
Domanda: Presidente De Censi, quale bilancio fa per questo 2008?
Risposta: è stato un anno strategico. Anche in conseguenza dell'entrata in vigore della nuova normativa Sepa, abbiamo scelto di diventare un intermediario di respiro europeo. In questa direzione va l'alleanza con Equens (società tedesco-olandese attiva nei sistemi di pagamento, ndr) che rappresenta l'inizio della creazione di una piattaforma comune tra le banche cooperative europee. Con questa joint venture mettiamo a fattore comune un asset strategico. Poi c'è stata l'acquisizione di Cartasì.
D.: Quali progetti ci sono per Cartasì?
R.: Con Cartasì e Key Client abbiamo creato la base per una piattaforma operativa che tratterà carte italiane ed europee. Adesso dobbiamo dare al gruppo un'organizzazione nuova concentrando le funzioni centrali pur mantenendo il brand Cartasì. Inoltre vogliamo aumentare il numero delle transazioni sui sistemi di pagamento, portandole a 10 miliardi l'anno in tutta Europa. In Italia puntiamo a toccare la soglia dei 10 milioni di carte dagli attuali 7 milioni e a raddoppiare il fatturato del gruppo già nel 2009, proprio grazie a Cartasì. Un altro fronte su cui lavoreremo nei prossimi mesi sarà la riduzione dei costi operativi.
D.: C'è spazio per l'espansione del mercato delle carte di credito?
R.: C'è spazio per una crescita continua anche se non vertiginosa. L'uso del contante è sempre più caro e costa alle banche italiane circa 10 miliardi all'anno. Proprio per questo molti operatori stanno puntando sulla monetica.
D.: Negli Usa la tensione sulle carte di credito è alta: prevede contraccolpi anche sul mercato italiano?
R.: Può darsi che in Europa ci sia qualche ripercussione nel comparto delle carte revolving ma il fenomeno non dovrebbe riguardare l'Italia. Da noi, infatti, la carta viene usata principalmente come strumento di pagamento e non come chiave d'accesso a un credito illimitato.
D.: Con quali numeri chiuderete il 2008?
R.: Ci aspettiamo una leggera crescita dei ricavi in linea con i target prefissati. Un buon risultato se si considera la gravità della crisi finanziaria in corso.
D.: Lei è anche presidente del Credito Valtellinese. Il 2008 è stato un anno importante per il Creval: ci sono stati il centenario, l'apertura del Credito Piemontese, il lancio degli sportelli ex Intesa Sanpaolo e l'acquisizione di Carifano. Che bilancio fa?
R.: è stato un anno di crescita: nonostante la bufera, il gruppo ha mostrato una buona tenuta grazie anche ai valori che lo legano al territorio. Nei prossimi anni puntiamo ad allargare ulteriormente la rete sportelli per via endogena irrobustendoci nelle regioni in cui siamo già presenti come la Toscana, il Piemonte e le Marche. Per ora, comunque, non intendiamo partecipare ad alcuna gara per gli sportelli.
D.: Creval ha un rapporto molto stretto con il tessuto produttivo. Che valutazione dà della crisi economica in corso?
R.: è un momento molto serio ma non bisogna abbandonarsi alla paura. I media dipingono un quadro a tinte fosche che fa perdere la fiducia ai consumatori e agli imprenditori. Così il moto perpetuo dell'economia si inceppa e la crisi si aggrava sempre di più. Per uscirne servirebbe un atteggiamento più sereno. Inoltre bisogna far ripartire sia la grande sia la piccola impresa, sostenendo soprattutto le realtà più valide e innovative.
D.: In Italia c'è un problema di credit crunch?
R.: No. Questo problema riguarda semmai altri paesi europei. Da noi la priorità non è combattere la stretta creditizia ma aiutare le aziende a ripartire.
D.: Si torna a parlare di riforma delle banche popolari. Cosa ne pensa?
R.: Francamente, non vedo la necessità di una legge ma, al massimo, di qualche aggiornamento alla normativa. Qualunque riforma, in ogni caso, dovrà tutelare le caratteristiche specifiche delle banche cooperative come il voto capitario e il sistema di governance. Bisognerà poi evitare la dannosa distinzione tra popolari quotate e popolari non quotate.
Aggiornato il: 02 Marzo 2010