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Seceti-Sia-Ssb resta in stand by
E' in stand by il processo di fusione a tre fra le società bancarie che gestiscono i sistemi di pagamento, Sia-Ssb, controllata dalle banche spa (e prevalentemente da Intesa Sanpaolo) e Seceti, controllata dallo Icbpi, l'istituto centrale delle banche popolari presieduto da Giovanni De Censi.
Per questo motivo Seceti sta cercando vie alternative in vista dell'entrata in vigore della direttiva Sepa (single euro payment area), dal 2008. Ieri la società guidata dal d.g. Giuseppe Capponcelli ha siglato un accordo con la società interbancaria Swift, cooperativa belga che gestisce la più grande rete globale di trasmissione dati. 'Grazie ad esso, Seceti offre alle banche clienti servizi applicativi e di trasporto dei dati per i pagamenti al dettaglio (bonifici, incassi e assegni), che potranno transitare su rete internazionale Swift (SwiftNet) in alternativa alla Rete nazionale interbancaria (Rni)', cioè a Sia, è scritto in una nota. In questo modo, ha spiegato a Mf Capponcelli, 'offriamo alle banche servizi di incasso e trasporto resi finora da Sia in una situazione monopolistica, e completiamo la catena dell'offerta sui servizi applicativi e di trasporto dati con prezzi molto competitivi'. In discussione da mesi c'è fra le banche la possibilità di una fusione a tre Sia-Ssb (già fuse ma sotto istruttoria da parte dell'antitrust) e Seceti. 'La fusione non è accantonata', spiega Capponcelli. 'Ma non sapendo quali saranno le conclusioni dell'antitrust né l'esito delle iniziative che rimangono ancora aperte, dobbiamo fare scelte di evoluzione autonoma. Le trattative oggi sono in stand-by, condizionate al completamento della fusione Sia-Ssb, che ci darà un interlocutore che possa prendersi impegni di natura strategica. Noi comunque stiamo valutando alternative all'estero. Siamo ancora a livello di discussione ma in ogni caso prima dell'estate queste cose si dovranno chiarire, in un senso o in un altro'. Circa il possibile matrimonio con Sia-Ssb,'a noi interessa capire i termini della fusione', spiega Capponcelli. 'Oggi noi abbiamo il 40% del mercato dei sistemi di pagamento, abbiamo un accordo con Iccrea in corso, e dunque non pensiamo di dover fare questa fusione in condizione di minorità. Ritengo che abbiamo le carte in regole per fare una fusione con pari dignità di governance e di asset, intesi come business, risorse e competenze. Poi, ovvio, tocca ai soci decidere'. (Milano Finanza)