Ma gli istituti di credito non sono tutti uguali
Banche Popolari: (Avvenire) - 17 febbraio 2012 - l'intervista «Ma gli istituti di credito non sono tutti uguali» DA MILANO DIEGO MOTTA «Siamo dei maratoneti» confida Giovanni De Censi, presidente del Credito Valtellinese e numero uno dell'Istituto centrale delle banche popolari italiane. «Il percorso da compiere è lungo e il traguardo lontano» continua.
FONTE: “Avvenire”, del 17/02/2012
Dunque non sarà l'ennesimo colpo di scure mollato da Moody's a cambiare le prospettive del gruppo. «Il mercato va da una parte, le agenzie di rating dall'altra: è questa la verità» sospira il banchiere lombardo. Per voi, concretamente, cosa cambia? Non cambia e non cambierà niente. Siamo assolutamente tranquilli, perché la partita che stiamo giocando si disputa sul lungo periodo. Le banche non sono tutte uguali: ci sono quelle che detengono titoli tossici e quelle come la nostra che fanno esclusivamente attività di finanziamento a piccole e medie imprese e a privati. Perché per noi al centro del servizio restano sempre famiglie e aziende. Come hanno reagito i vostri clienti all'onda lunga della crisi? I primi tempi c'era gente che arrivava allo sportello e chiedeva: come va il bund? E lo spread ? Ne sentivano parlare in televisione e venivano a chiedere a noi, non sapendone nulla. Era il segno di una distanza incolmabile tra il linguaggio tecnico della finanza e la reale conoscenza dei piccoli risparmiatori. Che non a caso evitavano di investire e preferivano lasciare parcheggiata la liquidità. Una scelta che per diverso tempo hanno fatto anche le banche: piuttosto che scambiarsi fondi alimentando il credito interbancario, si è scelto di aumentare i depositi presso la Bce... Ora la situazione si sta modificando, ma abbiamo passato due mesi tremendi. A novembre e dicembre mancava la liquidità, perché alcuni grandi depositanti toglievano fondi proprio a seguito dei declassamenti decisi dalle agenzie di rating. Per fortuna la Bce e la Banca d'Italia sono intervenute tempestivamente. Non avevo mai visto una situazione del genere. Voi come avete reagito? Devo dire che il nostro dna non è cambiato per via del crollo dei mercati: come banche popolari, in Italia, abbiamo il 28% degli sportelli presenti sul territorio e il 25% di impieghi e depositi. In un anno, le sofferenze sono cresciute del 10%, contro una media di sistema del 35%. Come si risponde a imprese che lamentano sempre di più la chiusura dei rubinetti finanziari da parte delle banche? Nei momenti di criticità soffriamo tutti: la nostra strategia è stare vicino alle aziende accompagnandole nella consulenza, anche se calano i fatturati e si registrano tensioni sul recupero crediti. È importante restare in collegamento con i sistemi territoriali, perché le banche sono la cinghia di trasmissione dell'economia. Gli imprenditori del territorio spesso sono anche i nostri soci: noi conosciamo la loro storia e, come istituti di prossimità, operiamo in una logica di sostegno ravvicinato. La gelata sugli investimenti continua o ci sono segnali di ripresa? I nuovi investimenti stentano a decollare eppure, se misuriamo la situazione alla fine dell'anno scorso, abbiamo avuto incrementi sugli impieghi del 3%, contro il 2% complessivo. L'obiettivo di una sana e prudente gestione, per le banche popolari italiane, non è creare valore per l'azionista ma creare ricchezza per il territorio. Come procede il riassetto del Credito Valtellinese? Non è che il vostro radicamento territoriale prima o poi possa scatenare l'appetito di qualche grande compratore straniero? Abbiamo messo a punto un importante piano di ristrutturazione e di semplificazione. Il 2012 sarà un anno difficile, ma speriamo di fare bene. È vero, a volte soprattutto dall'estero a qualcuno viene qualche strana idea su possibili takeover . Vedo girare nomi di coreani, cinesi... Niente da fare: continueremo a fare bene la banca, perché alla fine contano i valori di sempre: l'uomo al centro, con il lavoro e la crescita. Proseguiremo su questa strada. Il banchiere De Censi: le agenzie di rating dovrebbero distinguere tra chi ha investito in titoli tossici e chi finanzia il territorio Giovanni De Censi.
Aggiornato il: 20 Febbraio 2012